Una videocamera a 8 metri d'altezza per raccontare la tavola, luogo della vita

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Ci sono trapani a colonna, una troncatrice, treppiedi per telecamere, computer appoggiati su tavoli ruvidi da artigiano, c’è un videogame da sala giochi anni 80 in un angolo, biciclette da corsa un po’ hipster appoggiate alle pareti, c’è tanto legno, ci sono fili in metallo per creare i pupazzi delle animazioni. I rumori di macchinari escono dalle vetrate che danno sulla corte della casa di ringhiera in zona piazzale Accursio, lontano dai quartieri della gentrificazione in stile Brooklyn che contagia altre aree della metropoli.

Lo spazio di MammaFotogramma, lo studio multimediale che ha realizzato il tavolo interattivo del padiglione della Santa Sede, racconta la quintessenza della Milano creativa, giovane, innovativa, quella che renderebbe la città un FuoriSalone (del Mobile) permanente, quella dei giovani di meno di 30 anni che si prendono la scena, anche quella di Expo.

Ettore Tripodi, artista, Giulio Masotti, architetto, Gianluca Lo Presti, diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, Federico Della Putta, disegnatore, Marco Falatti, filmmaker e creatore di pupazzi per l’animazione hanno 29 anni, classe 1985. Ci sono voluti tre mesi del loro lavoro per creare i video che oggi sono proiettati quotidianamente sul tavolo in legno di undici metri costruito dagli architetti dello studio Quattroassociati.

La squadra ha lavorato giorno e notte al Teatro degli Olivetani, messo a disposizione dalla Caritas, con 20 persone di staff e una telecamera appesa a otto metri di altezza per riprese zenitali. Nei giorni più intensi hanno dormito anche lì.

L’opera «racconta la comunità che si raccoglie intorno al tavolo - ci ha raccontato Ettore - Il tavolo diventa la tavola nell’accezione più alta del termine: il luogo dove l’uomo passa più tempo, il luogo che unisce tutti i momenti della sua vita». Il contrasto tra l’antichità e la tradizione de l”Ultima Cena” del Tintoretto esposta a pochi passi e la modernità e l’innovazione dei video interattivi attirano i visitatori. Quando si avvicinano al lungo tavolo di legno si attivano sensori posizionati ogni 80 centimetri che fanno partire i video: per esempio, le mani di una donna che impastano il pane sono riprese in soggettiva, come se fossero le mani di chi si è appena accostato. Spostandosi lungo il tavolo è possibile vedere un video dopo l’altro, e se qualcuno si avvicina contemporaneamente la visione della comunità si fa più articolata, si complica, i video vanno in interazione tra loro, le mani si spostano lateralmente.

«La tavola è l’unione di più tavoli: quello da cucina, il piano dell’artigiano, la mensa, il luogo dove lavora il vivaista, l’altare, lo spazio per la cura, per il gioco, l’area dei bambini, il tavolo della legge - continua Ettore - Abbiamo cercato di raccontare con il micro mondo della tavola la complessità: dalla scena più documentaristica della mamma, al vasaio, la maestro bonsai per passare a un piano più metafisico: la donna che si specchia e si scopre giovane o il ciclo biologico della via».

Video

Guarda il Video foto di Luca Catalano Gonzaga

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