Scola allo staff chiudendo il padiglione: «Avete dimostrato testimonianza nella società plurale»

Scola allo staff chiudendo il padiglione: «Avete dimostrato testimonianza nella società plurale»

«Voi siete la dimostrazione del modo in cui siamo chiamati a vivere la testimonianza in una società plurale normalmente conflittuale che, proprio per questa ragione, domanda che ognuno comunichi il proprio punto di vista con energia». Così ha parlato S.E. il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, nella visita di chiusura al padiglione della Santa Sede, sabato.

Si chiude con un bilancio di due milioni di visitatori l’esperienza di Chiesa a Expo2015: 1,8 milioni al padiglione della Santa Sede e 250mila all’edicola Caritas. «La Chiesa ha voluto essere presente in Expo con un taglio e un messaggio ben preciso: far riflettere sul tema partendo dai volti delle persone, dalle situazioni concrete che richiedono soluzioni efficaci e non retoriche», ha detto venerdì alla vigilia della chiusura dell’Esposizione universale S.E. il cardinale Gianfranco Ravasi, commissario generale del padiglione, mentre Luciano Gualzetti, vicecommossario e vicedirettore di Caritas Ambrosiana, ha ricordato come «La società civile» sia «alla pari con gli Stati. Un modello per le Expo del futuro».

Gualzetti ha accolto sabato nel giorno della chiusura di Expo al padiglione l’arcivescovo di Milano, e ha parlato di «sei mesi molto faticosi ma di un’occasione per accogliere molte persone». Il cardinale ha voluto parlare anche parlare del futuro del dibattito sollevato in questi mesi: «Qualche debolezza di Expo l'abbiamo denunciata e cordialmente la vogliamo dire: resta ancora molto da fare per sfatare il mito che il problema della fame sia irrisolvibile, se tutti si impegnano. C’è un nesso tra la domanda di cibo materiale e spirituale che va approfondito e questa è l’eredità di Expo che non ci lascia impreparati». Eppure, ha ricordato il cardinale, c’è ancora molto lavoro da fare: «Inizieremo a farlo subito, con il Giubileo e la visita del Papa», il 7 maggio.

E ha ringraziato la squadra dei lavoratori e dei volontari del padiglione. Alcuni di loro sono intervenuti per portare testimonianza del lavoro compiuto durante i sei mesi dell’Esposizione universale. «È stata un’esperienza bellissima per il confronto con tantissime persone con eserienze diverse, anche se è stato un po’ faticoso - ha detto la team leader, Elena Catenazzi - I numeri danno idea del lavoro fatto: i visitatori sono stati un milione e 800 mila. 150 mila sono stati gli euro raccolti per le donne e i bambini dei campi profughi in Medio Oriente. Un milione i magneti distribuiti con l’effige di Papa Francesco. Diecimila sono state le encicliche diffuse con il corrispettivo di un’offerta».

I visitatori sono arrivati veramente da ogni parte del mondo in queste settimane di Expo2015, come hanno testimoniato anche le parole di una delle guide, Federica Federici, che per mesi ha accompagnato centinaia di persone alla scoperta del padiglione. «È stata una bellissima esperienza lavorativa e personale, ho incontrato persone bellissime con cui ho lavorato e anche visitatori da tutto il mondo che in qualche modo hanno interagito con noi e hanno apprezzato il messaggio di questo piccolo padiglione».

Come ha ricordato Luciano Gualzetti, parte della squadra del padiglione della Santa Sede come dell’edicola Caritas in questi sei mesi è stata formata da volontari, come Sara Bagarozza, che davanti al cardinale ha raccontato come lavorare al padiglione sia stato per lei «un grande onore» e come «il lavoro di ogni volontario sia stato importante per accogliere ogni singolo visitatore».

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