Gli Expo della Santa Sede

31 ottobre 1962. Dal Vaticano, Giovanni XXIII avvia i lavori per la costruzione del Padiglione della Santa Sede a New York

In momenti storici differenti, spesso complessi per la storia della Chiesa, le esposizioni internazionali hanno rappresentato un importante momento di confronto con gli altri Paesi.
Un dialogo sulle questioni della modernità e del progresso tecnologico, un momento di aggiornamento delle tematiche sociali e politiche, un’occasione di dibattito ecumenico e interreligioso. La possibilità infine di diffondere e promuovere l’identità spirituale della Chiesa anche attraverso i suoi capolavori storici e artistici, del passato e del presente.

Pio IX guarda con favore alle prime esposizioni internazionali. Fino all’esposizione di Parigi nel 1867 infatti, lo Stato Pontificio aveva partecipato a tutte le precedenti edizioni: a Dublino e a Londra per due volte.
Le due occasioni londinesi sono la prima Esposizione Universale nel 1851, allora chiamata “The Great Exhibition of the Works of Industry of all Nations”, e quella del 1862, dove l’equipe vaticana aveva ricevuto un premio ufficiale per una nuova “macchina iconografica” ideata per i rilievi topografici delle catacombe romane. Tra queste, l’Expo di Parigi del 1855, seguita dall’ ”International Exhibition of Arts and Manufactures” del 1865 a Dublino.

In tutte le esposizioni lo Stato Pontificio compare come “Rome” insieme al Regno di Sardegna e al Granducato di Toscana prima e al “Kingdom of Italy” poi.

Il settore dell’archeologia fu particolarmente sostenuto da Pio IX, tanto che all’Expo di Parigi del 1967, dedicata alle Arti e all’Industria, la sezione si apriva con una ricostruzione in scala reale di un breve ambulacro e di un cubicolo delle piattaforme romane.

Molte le opere d’arte contemporanea, firmate da 20 pittori e 27 scultori, oltre alle novità tecnologiche e le testimonianze dell’attenzione per il mondo sociale. Come l’idrocronometro inventato dal padre domenicano Gian Battista Embriaco: si rivelò una delle maggiori attrazioni della manifestazione, insignita di numerosi premi. Quasi in risposta alle critiche che il mondo cattolico muoveva alle grandi Esposizioni universali per l’assenza di una dimensione spirituale e di specifiche tematiche religiose, Pio IX fa convergere l’ampio ventaglio delle attività produttive nello specifico ambito liturgico e culturale.

Papa Leone XIII sosterrà le partecipazioni alle esposizioni internazionali in una lucida ottica di politica culturale. La presenza del mondo cattolico non è sempre coincidente con la realizzazione di un Padiglione o di uno specifico spazio espositivo, ma a volte espressa attraverso l’azione, attiva e concreta, di comitati promotori in incontri, convegni, pubblicazioni che scuotono e coinvolgono la partecipazione del pubblico su tematiche religiose, sociali e politiche.

Le partecipazioni alle due Expo di Parigi del 1889 e del 1900, in particolare, documentarono il forte coinvolgimento della Chiesa su temi delicati come la nascente ipotesi degli Stati Uniti d’Europa, la pace e le tecnologie militari, il diritto al lavoro come al riposo e il ruolo della donna nella società civile. Di tono radicalmente differente fu la partecipazione all’Expo universale di Chicago nel 1893, dedicata al quarto centenario della scoperta dell’America.

L’Esposizione internazionale “Arts et Techniques dans la Vie moderne” che si tiene a Parigi da maggio a novembre del 1937 è senza dubbio uno degli avvenimenti più interessanti del periodo che precede la seconda guerra mondiale. E’ ricordata oggi per essere stata la prima occasione espositiva di Guernica di Picasso, commissionata per il padiglione spagnolo dal governo repubblicano poco prima della sua caduta. La presenza del Vaticano all’Expo di Parigi non può essere dissociata dalla parallela comparsa di due encicliche firmate da Pio XI, che prendevano una netta posizione nei confronti del comunismo da un lato e del nazismo dall’altro. Le due encicliche infatti sono pubblicate nel marzo del 1937: l’Expo aprirà i suoi battenti il 24 maggio.

La partecipazione della Santa Sede era diretta dall’Arcivescovo di Parigi che volle che il “Pavillon Pontifical” fosse caratterizzato per il suo valore “Supranational”. L’allestimento verteva sull’educazione dell’uomo nelle diverse fasi della sua esistenza, a partire da un grande battistero che apriva il padiglione. Un tema, quello dell’insegnamento cattolico, che rivestiva in quel momento un ruolo di primaria importanza nei confronti delle politiche dei regimi totalitari, che volevano scardinare il primato.

Durante il pontificato di Pio XII, l’investimento culturale ed economico nella promozione e nella partecipazione di grandi esposizioni internazionali raggiunge proporzioni mai uguagliate.

È il Giubileo del 1950 l’occasione che spinge la Santa Sede a organizzare un’esposizione a tema, si tratta della “Esposizione internazionale di Arte Sacra” che vede la partecipazione di 37 diversi paesi. Importante sottolineare l’effettiva rappresentanza internazionale e il criterio espositivo che corrisponde a quello delle grandi Expo.

La dimensione e l’impegno spesi nella grande esposizione internazionale romana sembrano nulla in confronto a quanto realizzato in occasione dell’Expo dell’Esposizione universale di Bruxelles del 1958, la prima dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale. La Santa Sede decide di partecipare attraverso la creazione di un padiglione intitolato “Civitas Dei”, una delle più riuscite operazioni di comunicazione a tutto campo dalla Chiesa nel dopoguerra. Il progetto nasceva dalla personale volontà di Pio XII, che morirà quello stesso anno. Nel 1857 fu attivata la raccolta fondi che ottenne un totale di 148 milioni di franchi belgi e venne anche fondato il periodico “Civitas Dei” che documentava lo sviluppo dell’impresa: l’immane progetto fu realizzato con la collaborazione di 72 paesi. Il programma tematico del padiglione si dimostrava eccezionalmente vasto e denso di messaggi. Le sezioni riguardavano l’Uomo e Dio, il Papato, l’Evangelizzazione, la Carità, la Scienza, l’Azione Sociale, l’Educazione, le Organizzazioni cattoliche internazionali, le nuove forme di comunicazione. Numerosi i convegni organizzati ma la l’aspetto più dirompente fu la grande attenzione rivolta ai problemi dell’attualità, affrontati soprattutto nelle sale dedicate al “Problema dell’uomo e del suo benessere”.

Nel 1956, l’Istituto Internazionale di Arte Liturgica, lancia un appello all’organizzazione della Biennale d’Arte di Venezia. Si tratta di inaugurare alla Biennale un padiglione d’Arte Sacra: ci si limiterà alla presenza di sezioni di arte sacra all’interno dei vari padiglioni. L’edizione del 1958 della Biennale sembra tenere in conto l’appello, dal momento che la rassegna ospita complessivamente 98 opere ispirate al tema sacro, presentate nei padiglioni di 17 diversi paesi.
Proprio questa edizione vedrà per la prima volta un porporato in visita ufficiale: si tratta di Angelo Giuseppe Roncalli, ancora per pochi mesi Patriarca di Venezia, prima di salire al soglio pontificio nell’ottobre di quello stesso anno.

Le Expo realizzate sotto il pontificato di Pio XII rappresentarono un impegnativo punto di riferimento e segnarono in modo evidente gli eventi successivi. Tra gli anni ’60 e ’70 le Expo diventano da una parte luogo per un confronto ideologico ed etico-politico, dall’altra assolvono all’importante compito di affrontare tematiche che con crescente urgenza coinvolgono l’intero pianeta. E’ dedicata alla pace la grande Esposizione Internazionale di New York del 1964: la posizione della Santa Sede si pone in linea con quanto realizzato a Bruxelles nel 1958 per energie, colpi di scena e risorse impiegate, facendo del Padiglione della Santa Sede d New York una delle principali attrattive. Opera simbolo del Padiglione, intitolato “The Church is Christ Living in the World” era la Pietà di Michelangelo, che per la prima volta lasciava San Pietro, il Padiglione risultò il secondo sito più visitato di tutta la fiera.

L’affermazione di un carattere performativo, evocativo e simbolico quale nuova forma di comunicazione, si conferma nelle due successive partecipazioni: l'Esposizione Universale di Montreal del 1967 dal titolo “Terre des Hommes” e l’Esposizione Universale di Osaka del 1970, sul tema “Progresso e Armonia per il Genere Umano”. Entrambe legate al dialogo tra le varie confessioni, frutto dei lavori del Concilio vaticano II, si caratterizzano per l’impostazione fortemente virtuale. Sia nel padiglione di Montreal che in quello di Osaka, la fotografia svolge un ruolo sia da un punto vista documentario che come vera e propria forma d’arte.

L’ultima partecipazione sotto il pontificato di Paolo VI riguarda l’Exposition Internationale des Arts Plastiques tenutasi a Belgrado nel 1977. La presenza del Vaticano in uno stato comunista è un evento politico di notevole importanza, l’Expo coincide anche con la Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, la cui edizione del 1977 si svolse sempre a Belgrado.

Negli ultimi decenni il ruolo delle Expo universali e internazionali si è radicalmente trasformato, diventando un’occasione di incontro della comunità internazionale su grandi temi e una straordinaria vetrina mediatica. Così la partecipazione della Santa Sede conferma da un lato l’interesse a far parte del dibattito su questioni etiche e morali, dall’altro sembra affidare il suo coinvolgimento alle straordinarie documentazioni storiche e artistiche. Dalla prima partecipazione sotto il pontificato di Giovanni Paolo II alla Louisiana World Exposition del 1984 fino all’Expo di Saragozza nel 2008, avvenuta sotto il pontificato di Benedetto XVI, la diffusione dei messaggi catechetici, sociali o culturali avviene prevalentemente attraverso le testimonianze artistiche e storiche del passato.

Per l’attenta elaborazione dei Padiglioni meritano una particolare attenzione l’Expo di Hannover, coincidente con il Giubileo del 2000 sul tema “Umanità, Natura, Tecnologia”, e l’ultima partecipazione della Santa Sede all’Expo di Saragozza nel 2008 dedicata a “L’acqua e lo sviluppo sostenibile”.

Si può notare come l’elemento acquatico sia stato il filo conduttore privilegiato dalle ultime Esposizioni (salvo l’Expo di Brisbane del 1988 sul tema “Il divertimento nell’era tecnologica”). Dalla Expo di New Orleans del 1984, alla doppia manifestazione a Siviglia e Genova nel 1992 per il cinquecentenario del viaggio di Colombo, a Lisbona del 1998 dal titolo “Oceani: un’eredità per il futuro” e appunto a Saragozza il tema dell’acqua viene affrontato nelle sue diverse implicazioni: origine della vita, elemento di purificazione e redenzione, via di comunicazione e di scambio tra le civiltà, fonte di sostentamento per ogni essere vivente.

Emerge con evidenza come sia stato costante, accurato e consapevole l’interesse dei pontefici nei confronti di queste manifestazioni internazionali, così come il loro convincimento a sostenere un’attiva partecipazione. Le grandi esposizioni universali e internazionali si sono rivelate fondamentali veicoli di conoscenza, di scambio e di confronto.

testo tratto dall’articolo di Micol Forti e Rosalia Pagliarani

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